
Mostra storico-pedagogica del Collegio Vescovile Sant’Alessandro
curata dall’Università degli Studi di Bergamo
1. NEL REGNO LOMBARDO VENETO
Il Collegio dalla Nascita all’unità d’Italia
1846: nascita del collegio S. Alessandro, come istituzione privata per rispondere ad un bisogno pubblico della città legato alla carenza di istituzioni scolastiche di istruzione secondaria di facile accesso, per studenti capaci ma svantaggiati, provenienti da Bergamo bassa, dai vari territori della diocesi e anche da fuori provincia/regione. L’intitolazione a S. Alessandro, patrono della città e della diocesi di Bergamo, non fu resa subito possibile, ma richiamava l’importanza della testimonianza cristiana (condotta fino al martirio).
Il collegio nasce nel solco tracciato da precedenti “Case dell’educazione”, ovvero Accademie e Collegi retti da ecclesiastici fin dall’età napoleonica, e si caratterizza per i principi di esemplarità, attenzione ai cambiamenti sociali, politici e culturali in corso, centralità del problema educativo. Le sue cifre caratterizzanti sono le antiche origini nella “casa di educazione maschile” di don Carlo Bugarelli e la pubblica utilità.
La figura del fondatore e primo rettore mons. Alessandro Valsecchi risulta emblematica, in quanto presbitero legato all’intransigentismo cattolico e alla realtà locale del Collegio Apostolico, una sorta di collegio di oblati voluto nel 1773 dalla vicaria del monastero di S. Chiara in città, madre Maria Antonia Grumelli, che aveva fra le sue finalità anche quella dell’istruzione della gioventù, in un periodo storico come quello della Restaurazione e del successivo Risorgimento che vide i preti del Collegio illuminare l’azione pastorale della diocesi, in anni piuttosto complessi, e distinguersi per un fervente carisma educativo. Il giovane don Alessandro Valsecchi era stato allievo del canonico Gaetano Benaglio, fra i membri del Collegio Apostolico.
Gli allievi durante il primo anno scolastico (1846-47) sono in tutto 60; il vice-rettore è don Daniele Valsecchi, cugino di don Alessandro e già direttore spirituale della Casa di educazione Bugarelli. Il 5 ottobre 1846 è stipulato il contratto d’affitto del locale.
I buoni rapporti con le autorità governative e di vigilanza e la diffusione del buon nome del collegio (che, nei primi anni, ha ancora la denominazione di Casa privata di educazione “Bugarelli”) fanno sì che siano presto attivate le 6 classi ginnasiali (corrispondenti alla durata del ginnasio nelle zone dominate dal governo austro-ungarico fino all’a.s. 1851/52, quando la riforma del ginnasio-liceo porterà gli anni di frequenza a 8). Inizia già in questo periodo l’annoso problema della richiesta di parificazione e del conseguente riconoscimento come pubblico ginnasio.
Sul piano educativo, il lodevole andamento del collegio è legato alla sua ristrutturazione fisica, disciplinare e organizzativa, che ha visto l’adozione dei programmi, dei libri di testo e dei metodi prescritti per i ginnasi austro-ungarici, la garanzia di una migliore vigilanza (grazie al raddoppio dei prefetti di camerata), la pulizia, l’ottimo alimento fornito e le pratiche religiose.
Fra i motivi della mancata parificazione vi è la presenza di personale docente non patentato (non abilitato): la maggior parte degli insegnanti è costituita da chierici, come da lunga tradizione.
1848: anno di rilevanti disordini politici, ma anche di cambiamenti per il Collegio, perché inizia l’ammissione degli allievi non convittori (detti “forensi”), che nell’aprile 1850 erano già 30. Fallisce il tentativo di cedere il Collegio all’ente locale (il comune di Bergamo). Il 12 marzo 1850 Don Valsecchi perfeziona l’acquisto con Giacomo Bugarelli, fratello dello scomparso don Carlo, dello stabile di via S. Alessandro n. 595, precedentemente affittato.
A.S. 1851-1852: introduzione di un nuovo piano di studi nei ginnasi del Regno Lombardo-Veneto, appartenente all’Impero asburgico, con una diversa ripartizione delle discipline e la comparsa degli insegnamenti di lingua e letteratura italiana e storia naturale. Viene avviato dall’A.S. 1852-53 il Gabinetto scientifico di storia naturale (poi Museo di scienze fisiche e naturali), arricchito nel corso del tempo da lasciti e da acquisti di: apparecchi necessari agli esperimenti di fisica; minerali; esemplari di animali imbalsamati. Vede la presenza di reparti di Zoologia, Botanica, Mineralogia, Fisica e Dinamica.
Lungo periodo di dissidio con il liceo ginnasiale pubblico, divenuto ancora più aspro dopo l’annessione della Lombardia al Regno di Sardegna, nel 1859.
Durante gli anni Cinquanta, viene completato il percorso di studi con le classi settima e ottava (corrispondenti alle due classi del vecchio liceo austro-ungarico) e sono avviate tre classi elementari.
18 luglio 1853: prima parificazione da parte del ministero del Culto e della pubblica istruzione asburgico. La parificazione era stata accordata solo alle prime quattro classi ginnasiali e provvisoriamente, da confermare attraverso un monitoraggio dell’istituto per i successivi anni.
1857: cessione del collegio S. Alessandro alla Diocesi di Bergamo: diventa “collegio vescovile”, su modello del collegio di Celana (di origine borromaica).
3 novembre 1858: revoca della parificazione. La motivazione principale è legata alla cessione del collegio alla diocesi, che lo rende Istituto seminaristico.
Primo periodo postunitario: ostilità da parte del laicismo statalista di fronte a uno stabilimento scolastico “di antico lustro”, che si espresse con una mancata stabilità del Collegio, il richiamo dovuto alla presenza di pochi insegnanti patentati e un rapporto burrascoso con le autorità politiche.
22 agosto 1862: apre il primo corso di scuola tecnica, attivato per l’a.s. 1862/63. Dall’a.s. 1863/64 si aprono anche il secondo e il terzo corso.
2. CRESCITA E SVILUPPO TRA DUE SECOLI
Il Collegio degli anni dell’Italia liberale
1872: grave crisi con lo Stato italiano, da cui conseguì il ritiro di mons. Valsecchi a seguito di una sentenza del Tribunale correzionale. Il Collegio non venne chiuso, perché i registri e i documenti archivistici reperiti mostrano una continuità delle iscrizioni e delle attività didattiche. Più realisticamente, continuò a funzionare in quel frangente storico come casa di educazione privata.
Il pomo della discordia va identificato in un opuscolo anonimo, contenente una requisitoria nei confronti del prof. Amato Amati, preside del ginnasio-liceo statale collocato a Bergamo Alta e noto per le sue posizioni politiche ultraliberali. Fra i punti di maggiore frizione con lo Stato italiano, vi erano la difesa dei principi di libertà di insegnamento e di scuola e l’interesse ad una sempre maggiore presenza da parte dei cattolici nell’ambito dell’istruzione secondaria, deputata alla formazione delle future classi dirigenti italiane. Il Collegio S. Alessandro rappresentò una valida alternativa al ginnasio-liceo statale, anche in ragione dello sviluppo sociale ed economico in corso a Bergamo Bassa. La maggior parte degli allievi proveniva da famiglie di “possidenti”, ma anche di “professionisti”. Più rari i figli di artigiani o impiegati.
Fra gli allievi più noti: Giacomo Maria Radini Tedeschi (nato nel 1857 a Piacenza in una famiglia di conti); dopo aver frequentato, dal 1866 al 1870, il collegio “Paganini” a S. Francesco d’Albaro (Genova), si trasferì insieme ai fratelli Prospero e Giuseppe presso il collegio “S. Alessandro” di Bergamo, ove continuò gli studi ginnasiali sotto la guida di mons. Alessandro Valsecchi. Giacomo frequentò il collegio da alunno esterno, risiedendo presso il Celana, dal 1870 al 1874, fino alla seconda liceale. Ugualmente con lui il fratello Prospero, mentre Giuseppe completò il ciclo ginnasiale e liceale da alunno interno al “S. Alessandro”. Tornato a Piacenza, Giacomo acquisì da privatista la licenza liceale nel 1876. Attivo militante dell’Opera dei Congressi, venne nominato vescovo della diocesi di Bergamo nel gennaio 1905 da papa Pio X; scelse come suo segretario personale il giovane don Angelo Giuseppe Roncalli, futuro papa Giovanni XXIII.
Bergamo rappresentò per il presule Radini Tedeschi la sede in cui realizzare il suo progetto di educazione cristiana della gioventù, con la diffusione di congregazioni, scuole di dottrina cristiana, oratori e ritrovi per studenti. Inoltre, fu particolarmente attento alla preparazione dei chierici del seminario vescovile e fondò, nel 1909, la congregazione dei Preti del Sacro Cuore, innestandola sulla precedente esperienza del Collegio Apostolico.
Il padre di Giacomo Maria, conte Carlo Radini Tedeschi, fu fra i “padri di famiglia” che intervennero a sostegno del fondatore mons. Alessandro Valsecchi durante la grave crisi con lo Stato italiano.
Convitto: educazione morale, civile e religiosa di ogni studente, all’interno di una vera e propria “casa di educazione”, per la formazione di “buoni cittadini” e di “buoni cristiani francamente cattolici”. La principale finalità del convitto consisteva nell’“insegnare ogni giorno dopo le lezioni di scuola il dovere del Cristiano e di Fedel Cittadino, oltre la civiltà e la creanza”.
Le norme disciplinari interne al convitto si basavano su uno spirito familiare, di moderata severità e amorevole vigilanza, per una “saggia e ben regolata disciplina”, con un orario giornaliero da osservare scrupolosamente, per la formazione integrale della persona. I diversi momenti comprendevano le lezioni, le pratiche religiose, la refezione, il gioco e le passeggiate.
L’alta moralità garantita dal convitto accrebbe la fiducia delle famiglie nei confronti del Collegio S. Alessandro.
I riferimenti pedagogici di fondo erano riconducibili ad una “pedagogia dell’amorevolezza”, che vedeva fra i suoi riferimenti il culto del Sacro Cuore di Gesù, dell’Immacolata Concezione, degli apostoli, degli angeli custodi, di S. Luigi Gonzaga (il santo “della purezza”, per antonomasia) e di tanti santi del rinnovamento cattolico come Francesco d’Assisi, Filippo Neri, Girolamo Emiliani, Alfonso Maria de’ Liguori. Di grande importanza fu anche l’apertura di una sezione interna dell’Azione Cattolica, più avanti intitolata a Pier Giorgio Frassati.
A.S. 1873-74: il collegio S. Alessandro ebbe un nuovo rettore, mons. Luigi Bana, e venne introdotta una commissione di vigilanza. L’indirizzo impresso dal nuovo rettorato si caratterizzò per il saldo legame con il nascente movimento cattolico bergamasco e con le nuove realtà da esso patrocinate, a partire dalla fondazione dei circoli di S. Giuseppe e di S. Luigi e, successivamente, del quotidiano «L’Eco di Bergamo» (1885). Si iniziarono a tenere prime lezioni di una Scuola speciale di commercio, poi dall’A.S. 1879-80 trasformata in una scuola tecnica, per rispondere ai bisogni formativi delle nuove classi sociali emergenti, a partire dalla piccola borghesia, in un periodo storico di rapida industrializzazione della Bergamasca e, più in generale, di vaste zone del Centro-Nord Italia. Fra i più prestigiosi docenti del Collegio S. Alessandro, si menzionano il canonico Giovanni Maria Finazzi, Antonio Stoppani, quest’ultimo particolarmente noto per la sua attività intellettuale, in cui cercò di conciliare fede e scienza e il futuro vescovo di Bologna e cardinale Giorgio Gusmini, dal 1889 al 1903 professore di filosofia. Stoppani fu preside effettivo dal 1877 al 1881 e onorario dal 1881 al 1884.
Il lungo rettorato di mons. Bana, ancora alla guida del collegio durante la Prima guerra mondiale (morì il 1° luglio 1917), si caratterizzò per il processo di riordino dei locali e la riforma dell’ordinamento scolastico, disciplinare e amministrativo. Non aderì al progetto di acquisire il Collegio commerciale Colleoni (già Collegio Wild) di Bergamo alta, né il Collegio di Martinengo.
Ebbe come suoi collaboratori i fratelli don Francesco e mons. Giuseppe Facchinetti, stretto fu il legame con i Preti del Sacro Cuore, congregazione diocesana istituita dal vescovo Giacomo Maria Radini Tedeschi nel 1909.
1893: le Suore Sacramentine iniziarono a svolgere, presso il Collegio S. Alessandro, un servizio di guardaroba e cucina.
1899: nascita del pensionato interno, per ospitare ragazzi iscritti ad altre scuole secondarie superiori, a partire dal Regio Istituto Tecnico Commerciale e dal Regio Istituto Tecnico Industriale di Bergamo. Rimasto aperto fino al 1939, offrì al Collegio S. Alessandro importanti entrate grazie alle spese di vitto e alloggio pagate dalle famiglie dei pensionanti.
Inizio Novecento: il vescovo Gaetano Camillo Guindani si impegnò nel finanziare un locale per la ricreazione degli studenti esterni (forensi). Era interesse del Collegio S. Alessandro garantire ai forensi la possibilità di usufruire della mensa a mezzogiorno sotto tenue spesa e di sostare nel Collegio fino all’orario di partenza del treno o dell’autocorriera per il ritorno presso la propria abitazione.
I primi anni del Novecento si caratterizzarono anche per una progressiva apertura del collegio S. Alessandro a contatti internazionali, grazie per esempio alla corrispondenza intrattenuta con un ex allievo, divenuto missionario in Cina in un periodo storico assai precedente alla rivoluzione culturale proletaria di Mao. Va ricordato come nel 1916 nacque l’Unione missionaria del clero a Milano. Nel 1917 venne fondato il consiglio diocesano dell’Unione, la cui presidenza fu affidata a monsignor Luigi Drago, dal 1914 presidente dei Preti del Sacro Cuore e amico fraterno di don Angelo Roncalli. Drago siederà nel consiglio di amministrazione dell’Opera Sant’Alessandro, ente diocesano preposto al coordinamento degli istituti di formazione della diocesi.
1912: inaugurazione del teatro interno al Collegio S. Alessandro.
Prima guerra mondiale: il Collegio S. Alessandro venne inizialmente trasformato in un ospedale militare, poi trasferito dal 1916 nel locale del Banco Seta in via Broseta n. 66. Le attività didattiche del liceo classico furono sospese, per i numerosi giovani chiamati alle armi, mentre proseguirono le attività delle altre scuole e del convitto, che ospitava 150 ragazzi.
1917-1925: il breve rettorato di don Pietro Armanni, scomparso improvvisamente, si caratterizzò per un periodo di floridezza finanziaria del collegio S. Alessandro, che riprese appieno le sue attività con la riapertura nel 1923 del liceo classico, nonostante la concorrenza del neonato Istituto “Dante Alighieri”. Don Armanni realizzò un processo di ampliamento e miglioramento degli spazi a disposizione, con la costruzione del porticato sovrastante il cortile dei grandi, il riadattamento dei cortili e delle aule scolastiche, per ospitare fino a 320 convittori. La biblioteca e la cucina furono trasferite in locali più idonei. Per migliorare la qualità della vita quotidiana, furono introdotti il forno elettrico per la preparazione dei pasti e il riscaldamento con caloriferi ad acqua calda.
1918: nacque l’Opera Diocesana S. Alessandro.
3. TRA DITTATURA E GUERRA
Il Collegio e gli anni del fascismo
1925-1947: il lungo rettorato di mons. Giovanni Biava solcò il complesso periodo storico fra fascismo, Seconda guerra mondiale e ricostruzione, caratterizzandosi per una serie di interventi sia sul piano artistico (con il restauro della facciata del Collegio S. Alessandro), sia su quello dell’ampliamento del raggio d’azione della scuola, con l’aggregazione dal 1928 del Collegio “Angelo Mai” di Clusone all’unica direzione e amministrazione data dal S. Alessandro.
Il numero complessivo di allievi iscritti si attestò intorno alle 600 unità, fra convittori e forensi.
Il rapporto con il regime e il suo interesse ad intervenire, in maniera sempre più profonda, nell’educazione extrascolastica delle nuove generazioni, videro l’inquadramento degli allievi del Collegio S. Alessandro nelle organizzazioni giovanili del fascismo, sotto la sorveglianza dei superiori del Collegio, con l’avviamento di corsi premilitari interni e lo svolgimento delle esercitazioni militari il sabato pomeriggio nei diversi raggruppamenti delle associazioni giovanili del fascismo (poi dal 1937 riunite sotto la Gioventù italiana del littorio, Gil).
A.S. 1925-26: erezione del nuovo fabbricato delle scuole elementari.
1930: inaugurazione della palestra per la ginnastica.
1937: nascita dell’Associazione degli ex allievi del Collegio S. Alessandro, con l’organizzazione di periodici convegni.
1938: ampliamento del refettorio e del corridoio antistante le aule del liceo.
1939: con l’appoggio del vescovo Adriano Bernareggi, tutte le scuole medie del Collegio S. Alessandro furono iscritte all’ENIMS (Ente Nazionale Insegnamento Medio e Superiore); fu installato un impianto di autoparlanti per audizioni radiofoniche.
Sebbene Carlo Traini avesse scritto che il Collegio S. Alessandro fu sospettato di essere un “covo di antifascisti”, con frequenti ispezioni da parte delle autorità locali e l’allontanamento nel 1941 di 4 professori privi della tessera del PNF (Partito Nazionale Fascista), la documentazione archivistica ufficiale reperita mostra una scuola “ligia al dovere” sia durante il Ventennio fascista (compreso il periodo successivo all’emanazione delle Leggi razziali, con l’allontanamento di studenti e docenti di origini ebraiche e la “bonifica libraria”), sia durante la Repubblica di Salò (con la sostituzione delle intitolazioni di alcuni spazi comuni ai membri della casa reale dei Savoia con i nominativi di “martiri della guerra”). Sono stati trovati documenti istituzionali di propaganda patriottica e la raccomandazione di leggere i protocolli dei savi di Sion.
Seconda guerra mondiale: periodo di importanti difficoltà per la vita del Collegio S. Alessandro, con una penuria generalizzata di risorse, generi alimentari e nell’inverno 1944-45 di combustibile, a cui si aggiunse anche la requisizione dei locali e dei mobili del Collegio a seguito dell’invasione tedesca di Bergamo nel settembre 1944. Le lezioni furono sospese, o ridotte a pochi quarti d’ora; fu difficile la riapertura del Collegio nel novembre 1944, fra allievi sfollati, mancanza di mobili e locali, pericolo di bombardamenti e occupazione dei dormitori da parte dei profughi fascisti.
Dall’A.S. 1944-45 al febbraio 1946: iscrizione di 60 fanciulli libici, come ospiti, alle scuole elementari del Collegio S. Alessandro.
4. GLI ANNI DEL BOOM
Il Collegio nella prima età repubblicana
Ricostruzione: fu necessario un intervento volto all’aumento degli stipendi dei professori, delle rette e delle tasse scolastiche a causa del rincaro del costo della vita. Nell’A.S. 1945-46 furono iscritti circa 150 convittori e altri 400 allievi esterni.
Nel 1946 la realtà del S. Alessandro comprendeva le scuole elementari (affidate all’insegnamento delle Suore Sacramentine), la scuola di avviamento commerciale, l’istituto inferiore, la scuola media, il ginnasio-liceo classico.
1947-1977: lungo rettorato di don Paolo Carrara
Primi anni Sessanta: continuava ad essere forte l’attenzione educativa nei confronti della vita del Collegio e del Convitto, con norme disciplinari basate su uno spirito familiare, caratterizzato da una moderata severità e da un’amorevole vigilanza esercitata da parte dei Vice-Rettori, degli insegnanti e degli assistenti (chierici del seminario vescovile), per favorire sincerità di carattere nei giovani e gioconda serenità nella vita del Collegio. I convittori erano divisi in “grandi”, “mezzani” e “piccoli”. Lo spoglio del giornalino “La sveglia” consente di cogliere la solida e chiara impostazione religiosa, morale e disciplinare della vita quotidiana dei ragazzi in Convitto, in linea di continuità con la tradizione ormai consolidata del Collegio S. Alessandro.
La cerimonia annuale di distribuzione dei premi agli allievi più meritevoli per profitto e buona condotta (compresa la distinzione nello studio catechistico) aveva sempre un grande rilievo.
Ampio spazio venne dato alla ricreazione e allo sport, con la possibilità di praticare il calcio in due campi sportivi della città, di svolgere passeggiate a Bergamo (e, per più grandi, ascensioni in montagna e gite scolastiche), oltre che di partecipare a rappresentazioni cinematografiche o filodrammatiche nel teatro del Collegio.
L’istituzione della scuola media unica (L. 1859/62) rappresentò un’importante svolta, lungamente attesa, a livello nazionale, per offrire a tutti i preadolescenti italiani una scuola unica che garantisse il diritto all’istruzione obbligatoria fino all’età di 14 anni. La complessa questione relativa all’introduzione di una didattica della nuova scuola media trovò, nella realtà del Collegio S. Alessandro, un’interessante realizzazione nei termini di una “didattica della ricerca”, come emerge dagli interventi pubblicati nel giornalino “La sveglia”, molto simile per certi versi a quella praticata nell’ipotesi operativa della Scuola come Centro di Ricerca di Alfredo Giunti.
Da sottolineare, sul piano delle attività educative extrascolastiche, il ruolo dell’Associazione “Pier Giorgio Frassati”, di cui sono rimaste a testimonianza numerose composizioni artistiche (poesie, disegni, arte giovanile, ecc.), raccolte in “quaderni collettivi” da cui traspare un deciso tono di militanza cattolica, in forte contrapposizione con il laicismo e il libertarismo di certe correnti della contestazione studentesca. L’impostazione è quella della brigata di pari impegnata in attività sportive, specie ascensioni in montagna, con forte spirito di gruppo e frequenti richiami alla difesa della fede cattolica.
Molto importante è anche la progressiva avanzata della collaborazione con le famiglie, in occasione dell’entrata in vigore dei Decreti delegati e dell’idea di scuola animata da una “cultura della partecipazione”.
Dall’A.S. 1966-67: furono aperte le scuole medie presso l’Istituto del Bambino Gesù di Bergamo, fondato nel 1961, quale sezione distaccata del Collegio Vescovile S. Alessandro. «Per diversi anni le Suore del Bambino Gesù furono le uniche in città e in provincia ad avere classi medie miste, per cui le tre sezioni risultavano generalmente con un maggior numero di frequentanti maschi, rispetto alle femmine».
Dal 1967: la nuova architettura del Collegio S. Alessandro, frutto della profonda ristrutturazione operata fra il 1967 e il 1973, fu espressione non soltanto di un’ideale linea di continuità con il rinnovato seminario vescovile, ma anche dell’attenzione presente nell’enciclica Populorum Progressio (1967) nei confronti di un umanesimo planetario e di un modello culturale e educativo di sviluppo integrale della persona umana, fondato sullo sviluppo solidale dell’intera umanità. Nel 1973 venne inaugurato il nuovo complesso in via Garibaldi.
5. IL SECONDO NOVECENTO
Il Collegio verso il terzo millennio
Dall’A.S. 1967-68: apertura del liceo scientifico, con il conseguimento delle prime licenze nell’A.S. 1971-72. Nello stesso anno scolastico furono aperte le iscrizioni ai licei, classici e scientifici, anche alle ragazze. Si venne, in questo modo, incontro alle richieste di rinnovamento avanzate, nel panorama nazionale, nell’ambito della contestazione studentesca, che avrebbe visto con la L. 910/69 la liberalizzazione degli accessi universitari e dei piani di studio. Per la prima volta nella storia d’Italia, è possibile accedere a qualsiasi facoltà dopo aver conseguito un qualsiasi titolo di scuola secondaria superiore.
6 febbraio 1982: Chiusura del convitto.
Dall’A.S. 1992-93: venne avviata la sperimentazione del Liceo Linguistico Europeo presso il Liceo linguistico “S. Bartolomea Capitanio” di Bergamo, fondato nel 1977.
6. TRA PASSATO E FUTURO
Il Collegio e le sfide di domani
Dal 1999: l’Istituto “S. Bartolomea Capitanio” di Bergamo, fondato nel 1923, entrò a far parte della Fondazione Opera S. Alessandro.
Dal 2001: l’Istituto “Maria Consolatrice” di S. Omobono Terme (BG), fondato nel 1933, entrò a far parte della Fondazione Opera S. Alessandro.
Dal 2004: entrarono a far parte della Fondazione Opera S. Alessandro anche l’Istituto Sacro Cuore di Villa d’Adda (BG), fondato nel 1901, e l’Istituto del Bambino Gesù di Bergamo.
Dal 2005: entrarono a far parte della Fondazione Opera S. Alessandro anche l’Accademia Musicale S. Cecilia, nata a Bergamo nel 1923, e lo 0-6 Valsecchi.
Dall’A.S. 2010-11 fino al 2016/2017: il Collegio S. Alessandro fu sede del Liceo Musicale, poi chiuso a seguito dell’apertura dell’omologo indirizzo musicale presso il Liceo statale “Paolina Secco Suardo” di Bergamo. Dal 2010 al 2017 i licei e dal 2000 al 2019 le medie a indirizzo musicale (caso unico su scala nazionale). Vale la pena ricordare anche il Liceo Scientifico Musicale (chiamato all’epoca “progetto Mozart”) aperto verso la fine degli anni ‘90 e chiuso in concomitanza con l’apertura del liceo Musicale.
Dal 2015: avvenne la fusione dei licei del Collegio S. Alessandro e dell’Istituto “S. Bartolomea Capitanio” nei Licei della Fondazione Opera S. Alessandro.
Dall’A.S. 2017-18: i Licei della Fondazione Opera S. Alessandro e la scuola secondaria di I grado del Collegio Vescovile ricevettero, per prime nella città di Bergamo, il riconoscimento di Cambridge International School.
Dall’A.S. 2018-19 all’A.S. 2021-22: presso la Fondazione Opera S. Alessandro fu attivata la sperimentazione del Liceo scientifico quadriennale.
Dal 2023: la Fondazione Opera S. Alessandro si è dotata di un nuovo Statuto.



































